Moscato di Terracina

3 ottobre 2013 - di Michela Bartolomucci

moscato-terracinaTesi storiche ed archeologiche, confortate nella mitologia e nella leggenda da Omero e Virgilio,
cantano le coste meridionali del Lazio, quali luoghi dei leggendari sbarchi di Ulisse e di Enea, e secondo Omero la Maga Circe si servì dell’inebriante profumo e dell’incantevole bouquet del vino, creato con le solari e pregiate uve moscato di Terracina, per ammaliare e legare a sé Ulisse ed i suoi marinai.

Lo stesso Orazio nelle Satire pone l”attenzione su un territorio fertilmente favorevole che sorge tra il promontorio del Circeo e la penisola di Gaeta: “Impositum saxis late candentibus Anxur” (Anxur è appunto il nome antico di Terracina), e dove l’uva e la viticoltura come si può bene evincere hanno naturalmente una tradizione di lunghissimo corso.Il vitigno a bacca bianca che prende nome dalla città, il moscato di Terracina è una varietà autoctona simile al più conosciuto moscato di Alessandria.

Noti soprattutto per il succo della loro spremitura, gli acini dell’uva Moscato di Terracina, si accompagnano perfettamente come frutto dolce e gradito da tavola. Le molteplici qualità organolettiche li rendono degli ottimi anti-radicali e la loro dolcezza ne aumenta il desiderio d’assaggio.

La ricerca e la valorizzazione del prodotto Uva Moscato accentuata negli ultimi anni nella cultura enogastronomica terracinese ha riportato alla luce vecchie usanze tipiche del periodo della vendemmia degli anni trenta, una tra tutte, la “Festa dell’Uva Moscato”,svoltasi a Terracina nei giorni del 21 e 22 settembre scorsi, promossa dall’istituto alberghiero Filosi e sostenuta dall’amministrazione comunale e dalle associazioni che si occupano di ristorazione sul territorio. Una vera è propria festa raccontata nelle strade cittadine con la stessa enfasi ed euforia di un Carnevale. Carri attrezzati con scene di vissuto contadino dei tempi andati sono sfilati per le strade della città, riportando la vecchia tradizione che voleva la vendemmia come un momento comunitario e dove l’eccellenza del territorio esprimeva tutta la sua forza. Gli stand enogastonomici allestiti nelle piazze hanno dato la possibilità ai cittadini e ai curiosi turisti che si avvicinavano di assaporare il dolce e robusto piacere che il nostro Moscato sprigiona in bocca.
Acini dalla buccia croccante e abbronzata così come li vuole la cultura, hanno saziato i gusti di adulti e bambini.
Non sono mancati i momenti di approfondimento storico culturale della coltivazione del Moscato, grazie al confronto e alla testimonianza delle famiglie contadine che da generazioni producono vitigni nella zona della Valle, Campo Soriano e nelle limitrofe campagne de La Fiora e di Valle Marina.

L’Uva Moscato, rappresenta per Terracina un orgoglio quanto la Fragola Favetta ed è proprio per questo motivo che l’impegno a promuovere attraverso l’aspetto turistico informativo e degustativo ha ripreso maggior forza negli ultimi anni.
Bisogna commuovere attraverso il cibo per ottenere attenzione al territorio e curiosità turistica, e questo lo si può fare solo se si hanno a disposizione le giuste risorse: l’uva Moscato per Terracina è sicuramente una di queste.

Foto del prof. Cipriano Ruggero dell’Istituto Filosi di Terracina

Michela Bartolomucci - delegato IRVEA dell’Agro Pontino
di Michela Bartolomucci
delegato IRVEA dell’Agro Pontino

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