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Il Friuli Agroalimentare

C.C.I.A.A. di Udine, 24 Febbraio 2017

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 EVENTO CONFERMATO

Nel contesto economico del settore agroalimentare, la crescita ed il benessere collettivo trae origine dalla costante sinergia tra Aziende e Controllo Ufficiale, soggette a norme, regole e responsabilità reciproche.

Le sempre più strigenti regole e norme giuridiche che disciplinano le attività di verifica e controllo pongono però le aziende alimentari in una situazione di “sfinimento per eccesso di burocrazia”e, parallelamente, l’inosservanza delle stesse, oltre ad inficiare i risultati delle prove, espone l’impresa a provvedimenti, prescrizioni e sanzioni a volte “illegittimi”.

Le attività di controllo, ispezione, campionamento e audit sono d’altra parte disciplinate da norme specifiche e procedure operative chiare non soggette a privata e soggettiva interpretazione dell’operatore del Controllo Ufficiale.

In presenza di interventi non conformi o arbitrari infatti l’attuale sistema normativo riconosce e distribuisce specifiche responsabilità giuridiche e risarcitorie sia in capo alla Pubblica Amministrazione che agli operatori del Controllo Ufficiale.

Al fine di fornire un’adeguata informazione sulla materia, anche per rispondere alle numerosi questioni degli stessi operatori dell’agro-alimentare del Friuli Venezia Giulia pervenute tramite lo “Sportello informativo legale”, SSICA e IRVEA-FederQuality, in collaborazione con C.C.I.A.A. di Udine organizzano un incontro formativo-informativo dedicato a tutti gli operatori delle diverse filiere agroalimentari del territorio.

L’evento che si terrà Venerdì 24 febbraio 2017 presso la Sala Conferenze della CCIAA in PIazza Venerio – Udine è parte di programma formativo-informativo itinerante in diversi capoluoghi di provincia, anche in collaborazione con le locali Camere di Commercio I.A.A.

Veterinari, avvocati, biologi ed esperti nelle diverse discipline, approfondiranno le tematiche giuridiche e operative collegate all’operato di tutte le figure del sistema, dalle aziende agli addetti al campionamento, dal personale ispettivo del settore alimentare al personale veterinario, dai Tecnici della Prevenzione dei vari settori del Dipartimenti di Prevenzione delle ASL, degli Istituti Zooprofilattici e dell’ARPA.

Ulteriori informazioni:

IRVEA -Istituto per la Valorizzazione delle Eccellenze Agroalimentari e Ambientali / Feder Quality

Via Verdi, 2 – C.C.I.A.A. – 43100 Parma (PR) – Italy

Tel. +39 05211841531 – Fax. +39 05211480029 – E-mail: info@federquality.org

Website: www.irvea.org – www.federquality.org – www.ssica.it – www.ud.camcom.it – www.aafvg.it

tracciabilità

Ispezione, Controllo e Vigilanza per i prodotti DOP-IGP e BIO

CORSO DI FORMAZIONE E PERFEZIONAMENTO

I SISTEMI DI CONTROLLO DELLA QUALITA’ E LE ATTIVITA’ DI VIGILANZA SULLE PRODUZIONI DI QUALITA’ REGOLAMENTATA

ai sensi della legge 21 dicembre 1999, n. 526 art.14 , del Decreto legislativo 19 novembre 2004 , n.297 e del Decreto legislativo 8 aprile 2010, n. 61

Premesso che:

  • Molte sono ancora le Denominazioni di Origine (DOP e IGP) che pur avendo ricevuto il riconoscimento ufficiale, non si sono ancora dotate di Consorzi di Tutela e di professionisti qualificati per l’attività di vigilanza per la tutela e la valorizzazione del territorio e dei relativi prodotti e marchi collettivi
  • I consorzi di tutela delle produzioni a Denominazione d’Origine riconosciute, sotto il coordinamento dell’ICQRF- Ispettorato Centrale Qualità e Repressione Frodi del MiPAAF, svolgono le azioni di vigilanza per il controllo della qualità nell’interesse del consumatore e la tutela e salvaguardia dei prodotti e dei marchi di qualità e Qualità Regolamentata a cui sono designati.
  • Agli agenti vigilatori incaricati dai consorzi, anche mediante rapporti di collaborazione esterna, nell’esercizio di tali funzioni, può essere attribuita la qualifica di agente di pubblica sicurezza, mediante decreto del Prefetto, su richiesta dei consorzi e per il tramite del Ministero che provvede anche al rilascio di appositi tesserini di riconoscimento.
  • Una professione per cui la legge attribuisce grandi poteri ed al contempo comporta responsabilità di rilievo, richiede una obiettiva formazione e un costante aggiornamento delle competenze professionali, anche in considerazione dei diversi ruoli e poteri che la normativa attribuisce agli agenti vigilatori della filiera vitivinicola e a quelli delle altre filiere agroalimentari.

professionisti della qualitàFeder Quality, nel contesto dei propri piani istituzionali di supporto tecnico-giuridico per l’istituzione di nuovi Consorzi di Tutela per la valorizzazione territoriale e delle produzioni a Denominazione di Origine e di Qualità Regolamentata

Organizza nel contesto de “I Seminari di Feder Quality” un corso finalizzato alla formazione e aggiornamento di professionisti con specifiche competenze tecnico-giuridiche in materia di controllo, certificazione e vigilanza sulle produzioni di Qualità Regolamentata (DOP, IGP, BIO)

pdfico

 

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Obiettivi:

La formazione e l’aggiornamento di professionisti in grado di operare nel pieno rispetto delle leggi, ispezioni, controlli e vigilanza, non solo nella fase del commercio, ma anche nei vari ambiti agricoli, produttivi, commerciali, igienico-annonari, turistico-ricettivi e di promozione per il controllo della qualità dei prodotti e dei servizi, dei disciplinari e la tutela dei relativi prodotti e marchi a supporto dei Consorzi di Tutela, degli Organismi pubblici e privati di controllo e certificazione e in ausilio agli organismi di Controllo Ufficiale e delle Forze dell’Ordine;

Contenuti didattici:
• Il miglioramento e valutazione degli Standard qualitativi obbligatori e volontari;
• Le diverse filiere produttive dei prodotti a Qualità Regolamentata
• Le strutture produttive, commerciali, ricettive e di ristorazione
• La corretta prassi operativa nei controlli commerciali igienico-annonari;
• La gestione documentale ed il controllo delle conformità nella filiera agroalimentare
• I requisiti del prodotto e la tracciabilità delle informazioni nel settore vitivinicolo;
• Tecniche e adempimenti di Polizia Giudiziaria per l’accertamento degli illeciti e la lotta ed il contrasto alle frodi agroalimentari;
• La tutela delle produzioni e dei marchi collettivi e di Qualità Regolamentata;
• L’organizzazione delle azioni promozionali e di vigilanza sui mercati esteri
• Tecniche e tecnologie anticontraffazione;
• La tutela legale e le garanzie difensive;

Relatori:
Magistrati, avvocati, funzionari e ispettori ministeriali ed esperti dell’anticontraffazione e dei mercati

Destinatari e requisiti:
Il corso è aperto a tutti e in particolare:
• agli aspiranti agenti vigilatori ed a quelli che già operano presso i vari Consorzi di Tutela.
• A laureati, diplomati ed ai professionisti dei vari Ordini Professionali che a vario titoli operano al servizio di aziende, consorzi di tutela, organismi pubblici e privati di controllo e certificazione, strutture di promozione turistica e territoriale.

Gli aspiranti Agenti Vigilatori, per l’eventuale conseguimento della qualifica di agente di Pubblica Sicurezza, dovranno essere inoltre in possesso dei requisiti previsti dal T.U.L.P.S.

Attestati e Riconoscimenti:
Per la partecipazione al corso completo di 40 ore di formazione, verrà rilasciato attestato di partecipazione valido anche per l’iscrizione al Registro Nazionale Ispettori della Qualità, finalizzato a favorire la ricerca di professionisti con specifiche competenze tecniche di settore.

I partecipanti iscritti ai vari Ordini Professionali aderenti al progetto si vedranno inoltre riconosciuti Crediti Formativi

Profilo professionale e opportunità:
Agenti Vigilatori, Ispettori, auditor, tecnici e operatori della qualità e consulenti in certificazione e sistema di controllo della qualità prodotti agroalimentari di qualità e Qualità Regolamenta.

Le competenze acquisite sono spendibili per collaborazioni professionali, anche in regime di libera professione con i vari Consorzi di Tutela, Organismi di controllo e certificazione, Organismi di promozione turistica e territoriale, nelle catene della GDO e con tutte le strutture che richiedono professionisti con specifiche competenze in materia di controllo e vigilanza della qualità agroalimentare e ambientale.

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Contatti:

Segreteria Organizzativa IRVEA
Ph. + 39 0521 184 1531
Mob:+39 338 53 94 663
Fax: + 39 0521 148 0029
segreteria@irvea.org

 

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BIO e qualità regolamentata: controlli e responsabilità

IL CONTROLLO E LA VIGILANZA SULLE CERTIFICAZIONI DEI PRODOTTI BIO E DI QUALITÀ REGOLAMENTATA
Attività, procedure, adempimenti e limiti tecnico-giuridico-operativi del personale ispettivo

corso confermato

ISCRIZIONI ANCORA APERTE

Il 24 e 25 ottobre, si terrà a Roma una “due giorni” interamente dedicata alle problematiche inerenti il controllo e la vigilanza sulla certificazione dei prodotti Biologici e di qualità regolamentata.

id_1192_ModoverdeGrande3Argomento di grande attualità, balzato all’onore delle cronache in seguito ai provvedimenti cautelari e ai sequestri effettuati dall’Autorità Giudiziaria e alla luce delle importanti novità legislative che hanno recentemente investito la materia.

Particolare attenzione verrà posta infatti sulle nuove restrizioni ai controlli e alla vigilanza nelle aziende agroalimentari a fronte della conversione in legge del DL 24 Giugno 2014, n. 91, meglio conosciuto come “Decreto CampoLibero”. Saranno esaminati i problemi, le perplessità e i dubbi interpretativi posti dall’intervento del Legislatore.

Quali sono le conseguenze sulle responsabilità giuridiche di natura civile, penale e risarcitoria in capo sia al tecnico ispettore che all’organismo di controllo, di certificazione e di vigilanza?

Un passo avanti o indietro rispetto all’obiettivo della salvaguardia dei nostri prodotti d’eccellenza e del loro buon nome in tutto il mondo?

A queste e ad altre controverse domande daranno risposta i relatori che interverranno a Roma tra i quali ci saranno magistrati, avvocati, agronomi, dirigenti, funzionari e ispettori dell’ICQRF- Ispettorato Centrale Qualità e Repressione Frodi.

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NB. In presenza di problemi al momento della stampa del file si consiglia di effettuare il download completo dello stesso prima di dare avvio al processo di stampa

Info e iscrizioni contattando la Segreteria Organizzativa IRVEA

Ph. + 39 011 195 67 218
Mob:+39 338 53 94 663
Fax: + 39 0743 77 86 08
segreteria@irvea.org

controlli alimentari

L’importanza dei controlli igienici nelle attività alimentari

Non so voi, ma quando mi capita di passare in una città diversa dalla mia, quando sono in vacanza o per altri motivi, recandomi in un bar per prendere un caffè o al ristorante, in base alla pulizia delle attrezzature che trovo riesco a rendermi conto se in quella località la Polizia Municipale o l’Asl effettuano i controlli igienici degli alimenti.

controlli alimentari

Può capitare, infatti, di vedere un bar che pone in vendita le paste con crema pasticcera a temperatura ambiente, senza teche di protezione, che addirittura le riscalda con l’apposito fornellino prima di somministrarle, che offre l’happy hours ai clienti senza proteggere minimamente gli alimenti esposti dalla contaminazione; oppure un ristorante che offre il buffet senza schermi di protezione, con le posate unte che passano di mano in mano e che finiscono spesso dentro il piatto di insalata o dentro le zuppe.
Se vi capita di vedere queste cose vuol dire che in quella località non funzionano né la Polizia Municipale e nè i tecnici della prevenzione della ASL.
Molto spesso i controlli di natura igienica non vengono svolti dalla Polizia Municipale perché si pensa, erroneamente, che siano un’esclusiva competenza della ASL; dall’altro versante, quello della ASL, si pensa invece che vista la carenza cronica di personale, questo genere di controlli non deve essere effettuato in maniera preventiva ma solamente una volta ogni tot numero di anni.
In mezzo a questo palleggiare di responsabilità troviamo il consumatore, ignaro e disinformato, che ogni tanto finisce al pronto soccorso per salmonella o epatite A, quando gli va bene.
Al pronto soccorso, poi, considerato come funzionano il 90% degli ospedali italiani, il personale sanitario, oberato anch’esso di lavoro, si guarda bene di indagare sulla causa della malattia del paziente, come ad esempio sapere in quale pubblico esercizio aveva mangiato, di cosa si era alimentato, etc. al fine di comunicare successivamente l’informazione al personale preposto della ASL per un sopralluogo ispettivo presso l’attività alimentare.
Queste cose avvenivano anni fa ed ora non più; attualmente si interviene solo in casi molto gravi. Per il resto il paziente viene ricoverato agli infettivi per essere curato e peggio per lui se deve trascorrere del tempo in ospedale.
Davanti a questi fatti (purtroppo reali), viene spontaneo chiedersi dove nasca questo disservizio e perché nessuno interviene.
La risposta è semplice: il disservizio nasce per l’ignoranza e la scarsa preparazione degli operatori alimentari che molto spesso non sono coscienti dei pericoli che un consumatore corre nutrendosi di alimenti igienicamente contaminati, pericoli che non sono la semplice salmonella o l’epatite ma che comprendono anche blocchi renali, cirrosi epatica, etc. fino ad arrivare al cancro.
A monte, invece, la responsabilità è da attribuire a chi comanda, a cominciare dai nostri governanti eternamente presi dalle loro liti da pollaio, al Ministero della Salute, spesso gestito da persone incompetenti, che negli ultimi anni, anziché unire le forze vista la carenza di personale ispettivo, hanno tentato in più occasione di tarpare le ali riguardo ai controlli di igiene alimentare alla Polizia Giudiziaria, ben sapendo che non sarebbero comunque stati capaci di garantire il reale controllo preventivo delle attività alimentari italiane a causa della carenza del loro personale ispettivo.
Davanti a tutto questo, chi paga è sempre e solo il consumatore.
E’ infatti difficile capire la superfiacialità con la quale vengono ignorati determinati controlli igienici, molto spesso elementari, come le teche di protezione della pasticceria nei bar o nei banconi degli esercizi alimentari, la presenza di schermi anti contaminazione per i servizi a buffet nei ristoranti, la pulizia dei teli nelle camere di fermalievitazione dei forni, etc.
A prima vista potranno sembrare controlli inutili, ma se si pensa che gli alimenti potrebbero essere contaminati dalla saliva (colpi di tosse, starnuti, etc) o dalle mani degli avventori, la cosa cambia.
E’ ormai assodato che il 60/70 % degli uomini, quando va in bagno non si lava le mani; pochi evidenziano che i manici dei carrelli del supermercato hanno una carica batterica addirittura superiore di quella presente sulle tavolette del wc, senza poi parlare del maneggio dei cellulari o delle monete di carta.
L’antica Scuola Medica Salernitana sosteneva che “Noi siamo quello che mangiamo”, ovvero che le malattie sono causate dai cibi che ingeriamo.
Anche se questo aforisma è passato di moda, resta comunque una verità indiscussa.
Se il lettore si prendesse la briga di cercare in internet le cause delle varie malattie più comuni che affliggono la nostra epoca, scoprirebbe che sono causate da virus, funghi e batteri.
Ma andiamo a vedere cosa possono causare nell’organismo umano alcuni tipi di batteri e di muffe più comuni, che possiamo trovare negli alimenti malcustoditi serviti nei bar e nei ristoranti.

Escherichia Coli
Escherichia Coli è il nome di un batterio che vive nel tratto digestivo di noi umani ma anche di diversi animali.
Esistono diversi tipi di batteri Escherichia Coli, molti dei quali sono innocui.

Quelli pericolosi, invece, come l’ Escherichia Coli O157:H7, possono causare insufficienza renale e anemia portando l’individuo addirittura fino alla morte. Possono infatti invadere e distruggere i reni di un malcapitato e questi se ne accorgerà solo quando questi organi non funzioneranno più!
Le infezioni da Escherichia Coli possono essere contratte entrando in contatto con le feci sia di umani che di animali. Può accadere per esempio bevendo acqua o mangiando cibo contaminato dalle feci stesse (si pensi alla cattiva abitudine dei bar di offrire gli stuzzichini nella stessa ciotola durante gli happy hours!).
L’ E. coli può insediarsi anche nella carne durante la sua lavorazione. Se la carne infetta non viene cotta a 71°C, il batterio sopravvive e noi possiamo infettarci semplicemente ingerendo la carne stessa. Questo appena descritto è il modo più comune attraverso il quale le persone vengono infettate da Escherichia Coli.

Qualsiasi cibo che entra in contatto con la carne cruda può infettarsi e a sua volta infettare noi.

Fra gli altri cibi che possono essere infetti da Escherichia Coli troviamo il latte non pastorizzato e prodotti caseari. I batteri possono diffondersi dalle mammelle della mucca al suo latte. Bisogna quindi verificare che le etichette sui prodotti caseari al fine di assicurarsi che sia presente la parola “pastorizzato”. Ciò significa che l’alimento è stato riscaldato per distruggere i batteri.
(Si pensi al pericolo costituito dalla vendita del latte crudo nell’ipotesi in cui il consumatore ignaro lo consumi senza portarlo ad ebollizione!).
Non è immune da infezione anche la frutta e verdura cruda, come lattuga, germogli di erba medica o sidro di mele non pastorizzato o altri succhi non pastorizzati che sono entrati in contatto con feci di animali infetti.
Il batterio può essere trasmesso anche da una persona all’altra, di solito quando una persona infetta non si lava le mani dopo essere stata in bagno.

L’Escherichia Coli può passare dalle mani di una persona all’altra o agli stessi oggetti che tocca.
(Il motivo per cui le paste nei bar debbono essere servite mediante l’uso delle pinze e gli stuzzichini debbono essere serviti con ciotole singole!)

Stafilococco Aureo

E’ il più virulento dei batteri appartenenti al genere degli stafilococchi.

Questo staffilococco è definito aureo perché la colonia presenta un colore dorato, è presente principalmente nel mondo animale e nell’uomo, nelle vie respiratorie, nella forfora e nel pus (infezioni di ferite, occhi, orecchi, brufoli).

La sua presenza su alimenti è indice di cattiva igiene nella manipolazione dell’alimento.
La contaminazione avviene tramite la dispersione nell’area di goccioline infette emesse attraverso la tosse o gli starnuti, ma anche per contatto diretto, ad esempio attraverso le mani di un individuo infetto che tocca un alimento.

Per questo è importante l’uso delle teche di protezione degli alimenti consumati crudi come i prodotti di pasticceria!
Lo Stafilococco Aureo produce una endotossina (o enterotossina) durante la riproduzione che avviene ad una temperatura ottimale di 30°-37° gradi. L’endotossina è termostabile, quindi resiste fino a 100° mentre il batterio muore a temperature intorno i 60°, quindi l’opposto del batterio del botulino.
La diffusione del batterio è dovuta al fatto che, essendo l’uomo un possibile portatore, la contaminazione è possibile sia prima che dopo la cottura.
Il batterio si riproduce bene in alimenti proteici contaminati, quindi uova, formaggi,

pesce ma soprattutto in quelli maggiomente manipolati dall’uomo. Non si riproduce in ambienti a PH acido. Risulta resistente alla salatura.

Lo Stafilococco Aureo è responsabile di infezioni che possono essere dislocate in diversi distretti dell’organismo come pelle, apparatro scheletrico, apparato respiratorio, apparato urinario (uretriti) e sistema nervoso centrale.
In particolare si evidenziano alcune forme di gastroenterite (intossicazione alimentare), ma anche patologie più gravi, come osteomielite, artrite settica, borsite, sindrome da shock tossico, necrolisi epidermica tossica, polmonite, meningite ed endocardite.

Listeria monocytogenes

Questo batterio che si trova nel terreno e dal terreno può infettare gli animali, quindi si ritrova nel latte crudo e nei derivati non pastorizzati.

E’ importante, quindi, che il latte crudo venga bollito e che per questo vengano avvisati i consumatori tramite le indicazioni, obbligatorie per legge, da apporre sui contenitori.
E’ sensibile ai comuni disinfettanti (quali l’amuchina), ha una temperatura ottimale di 30°-37° ed è pericolosa soprattutto in caso di gravidanza perché può portare ad aborto e malformazioni del feto.
Muffe
Sono pericolose in particolare per le spore che, se inalate, possono provocare alle

rgie (le muffe sono spore leggere volatili) e in alcune fattispecie possono produrre tossine nocive.
Nel settore alimentare tuttavia la muffa è segnale di cibo avariato, mal conservato, errata igiene, dal momento che ha bisogno di un ambiente umido e con aria non circolante. Aderisce sia ai cibi che alle superfici porose quali gli intonaci ed è particolarmente frequente dopo ad esempio fenomeni alluvionari.
Possono svilupparsi ad esempio con l’utilizzo di asciugamani non monouso di stoffa o spugna che trattiene l’umidità, da qui il divieto di utilizzo nelle attività alimentari, siano esse di vendita che di somministrazioe.
Aflatossine
Le aflatossine sono tossine prodotte principalmente da due tipi di muffe: Aspergillus flavus (solo alcuni ceppi) e Aspergillus parasiticus (quasi tutti i ceppi). Per questo appartengono alla più vasta categoria delle micotossine. Le muffe del genere Aspergillus vengono classificate alla famiglia delle Trichocomaceae, dell’ordine Eurotiales, tra i pezizomiceti. Oltre a queste due specie principali, micotossine vengono prodotte a anche da Aspergillus nomius ed Aspergillus niger.
Il nome aflatossina deriva proprio da quello di A. flavus, responsabile della prima epidemia da micotossine descritta, riscontrata nel 1961. Queste muffe producono almeno 13 diversi tipi di aflatossine. Le B1, B2, G1 e G2 sono considerate tra le più pericolose, di cui la B1 è la più tossica e anche la più diffusa.
Le aflatossine sono tossine potenti, cancerogene, mutagene e immunosoppressive
Per questo è importante il controllo delle camere di fermalievitazione dei fornai per verificare lo stato igienico e il colore dei teli dove vengono messi a lievitare i filoncini di pane.
Se il colore è giallo-verdino, è in atto una contaminazione da Aspergillus Flavus;
se il colore riscontrato si avvicina al nero siamo di fronte ad un altro fungo della famiglia Aspergillus (in natura ne esistono circa 200 tipi differenti).
È quasi inutile aggiungere che entrambe le contaminazioni risultano essere molto pericolose per la salute umana.
Se rinvenite il telo di questi due colori, è bene non sottovalutare il problema perché è stato dimostrato che un immunosoppresso (un anziano, un trapiantato, una persona affetta da altre malattie, etc.) che si ciba per alcuni mesi di questo pane infetto, ha buone probabilità di ammalarsi di cancro.
Il colore rosa tendente al rossiccio testimonia invece la presenza della poco pericolosa neurospora crassa, meglio conosciuta come “muffa del pane”.
Se la macchia è invece di colore verde con formazioni azzurrine, ci troveremo di fronte al fungo Penicillium, decisamente poco pericoloso.
Questi appena descritti sono solo alcuni dei funghi e batteri che possono causare serie malattie nell’uomo, ma ce ne sono molti altri.
Durante i corsi per l’abilitazione allo svolgimento delle attività alimentari, raramente vengono trattate queste problematiche e il mancato rispetto delle più elementari norme igieniche da parte degli operatori del settore alimentare, che si riscontra quotidianamente durante i controlli, è spesso da attribuire alla superficialità dovuta alla scarsa preparazione ricevuta nei suddetti corsi.
E’ quindi importante, per chi effettua i controlli igienici, rendersi conto del motivo ultimo per cui queste accertamenti devono essere effettuati, bandendo ogni superficialità o tolleranza, visto che è in gioco la salute delle persone.
Piero Nuciari
www.pieronuciari.it